La storia del Gioco del Ponte

La storia del Gioco del Ponte

Il Gioco del Ponte (Giòo der Ponte in Pisano) è una festa storica che ogni anno, l'ultimo sabato di giugno, si svolge sul Ponte di Mezzo a Pisa.
Il Gioco, in cui si fronteggiano le Magistrature (che rappresentano i quartieri cittadini) riunite nelle Parti di Mezzogiorno e Tramontana (a sud e a nord dell'Arno), consiste, nella versione contemporanea, nella spinta di un carrello lungo un binario appositamente montato sul Ponte di Mezzo. Prima della Battaglia si svolge il corteo storico, composto da 710 figuranti, dei quali 41 a cavallo, tutti in costume stile cinquecentesco spagnolo. Il corteo si snoda sulle quattro strade che costeggiano il tratto centrale cittadino del fiume Arno (i cosiddetti Lungarni).

Anticamente, al tempo della Repubblica di Pisa, esisteva un gioco chiamato Mazzascudo in cui si sfidavano cittadini di Pisa divisi in due Fazioni: una definita in della Gazza con i colori rosso-vermiglio, e l'altra del Gallo con i colori oro.

Tale disfida si teneva il giorno di Sant'Antonio Abate (17 gennaio) e continuava per tutto il periodo del carnevale per interrompersi con la Quaresima.

Le regole precise della disputa non sono pervenute fino alla nostra epoca, per lo più tramandate oralmente, ma di sicuro si trattava di una gioco violento, combattuto con mazze e scudi (da cui il nome), in cui si fronteggiavano inizialmente singoli combattenti, per concludersi poi con una battaglia tra le due Fazioni, finalizzata alla conquista di un grande spazio delimitato da catene. Tale evento si disputava nell'attuale Piazza dei Cavalieri, che all'epoca si chiamava Piazza degli Anziani (o delle Sette Vie) e con ogni probabilità serviva da allenamento per i soldati delle Societates Armorum cittadine, sempre pronti a combattere per l'orgogliosissima Repubblica Pisana. Tale ipotesi viene rafforzata dal fatto che questo gioco fu vietato dai fiorentini nel 1407, all'indomani dell'occupazione, evidentemente non solo per sopprimere un ulteriore ricordo di Pisa libera.

Nel corso dei secoli il Gioco è stato più volte ripristinato e interrotto, subendo progressive modifiche alla formula originale. In ogni caso esso ha sempre rappresentato la ripresa delle armi da parte degli indomiti Cittadini Pisani, contro gli odiati fiorentini. In seguito con la creazione del Granducato di Toscana i "Medici" inventarono una disputa che venne collocata sul Ponte di Mezzo e alle mazze e agli scudi fu sostituito il Targone, una tavola di legno coi colori delle Squadre cittadine, larga a un'estremità e stretta all'altra, la città divisa in due parti separate dall'Arno, a sud Mezzogiorno o Austro e a nord Borea o Tramontana. L'ultima Battaglia disputata con questo sistema risale al 6 febbraio 1807, quando la regina reggente d'Etruria, Maria Luisa, che si trovava presente alla manifestazione, dopo essersi resa conto della cruenza della manifestazione sospese nuovamente il Gioco, pronunciando la celebre frase: "per Gioco è troppo, per guerra è poco".

Dopo 120 anni di assenza, nel XX secolo la tradizione venne ripresa dagli studenti universitari durante la festa delle matricole del 1927, durante la quale venne realizzato un elaborato corteo in costume. Solamente a partire dal 1935 venne realizzata la versione moderna del Gioco, a cui assistette Vittorio Emanuele III con tutta la famiglia reale. Il Gioco non venne ripetuto l'anno successivo per via della guerra in Etiopia, ma riprese subito nel 1937, raccogliendo ancora un grande successo di pubblico.

Un'ulteriore pausa si ebbe a causa della seconda guerra mondiale e del conseguente abbattimento del Ponte di Mezzo. Con la sua ricostruzione post-bellica, le dispute ricominciarono ma solo fino al 1963. L'interruzione è durata fino al 1981, quando grazie soprattutto all'Associazione Amici del Gioco del Ponte[1] si concretizzò il ripristino del Gioco: da allora, con la sola eccezione del 2005, il Gioco del Ponte è stato sempre proposto nonostante l'interesse altalenante dei cittadini e delle istituzioni.

Nel periodo storico le squadre e le loro bandiere erano

«della parte Australe Sant'Antonio portava l'insegna o bandiera color di fuoco, San Martino bianca nera e rossa, San Marco, bianca e gialla, i Leoni, nera e bianca, i Dragoni, verde e bianca, i Delfini, turchina e gialla. Le squadre della parte Boreale denominavansi: Santa Maria, coi colori celeste e bianco; San Michele, bianco e rosso; Calci, verde bianco e ...doré; Calcesana, giallo e nero; i Mattaccini, bianco, turchese e fior di pesco; i Satiri, rosso e nero.»

Nelle tre edizioni (1935, 1937, 1938) dell'era fascista[3] il reclutamento era basato sulla suddivisione in rioni (Sant'Antonio, San Martino, San Marco, Porta Fiorentina, San Pietro a Grado, Porta a Mare per la Parte di Mezzogiorno; Santa Maria, Porta a Piagge, Campo, Porta a Lucca, S. Francesco, Barbaricina per la Parte di Tramontana) e la prassi rimane nel periodo postbellico a cui partecipano solo cinque squadre per ogni parte (Sant'Antonio, San Martino, San Marco, Porta Fiorentina, Marina per la Parte di Mezzogiorno; Santa Maria, San Michele, Porta a Lucca, S. Francesco, Porta Nuova per la Parte di Tramontana.

Si ritorna a sei squadre per ogni parte col ripristino dell'82[4] ma, mentre la Parte di Mezzogiorno ritorna allo schema originale, la Parte di Tramontana vede una parziale ridistribuzioni delle bandiere: mentre Santa Maria, Mattaccini e Satiri hanno di nuovo i loro colori; San Francesco prende i colori di San Michele e questi quelli di Calcesana; la sesta squadra prende i colori di Calci e il nome prima di Calcesana e, nel 1989, di Calci.

Fonte wikipedia

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